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"Nel mio mondo perfetto, il termine “proattivo” esiste ancora, ma chi lo usa muore, e i retronebbia si spengono automaticamente quando dietro, a qualche metro, c’è qualcuno, ma soprattutto, pensa te, si spengono da soli quando la nebbia non c’è."
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"Son fatto che sono uno di quelli che puoi considerare ancora amici, e che ti considerano ancora amico, senza che l’amicizia venga minimamente scalfita d’un decimo di millimetro, anche se per dei giorni, dei mesi, degli anni, perfino, non ci vediamo e non ci sentiamo neanche per caso, e perciò, se ti senti obbligato a chiamarmi o a vedermi perché secondo te gli amici son quelli che si chiamano o si vedono continuamente anche se non c’è un motivo, se per te l’amicizia si misura nel numero di volte in cui ci si sente, ci si vede, si va fuori insieme, che a smettere di farlo non si è più amici, ecco, se hai voglia di chiamarmi o di vedermi solo per quello, puoi anche avanzare di farlo. Se invece hai bisogno, io sono qui. Son fatto così."
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"io son lì disperso nei turbini di rondini che rapide si sfiorano, nel cielo del crepuscolo all’inizio dell’estate, e il campo percettivo è sconfinato, e son proprio di quei momenti, quei momenti lì, che saltano al cervello domande importantissime, fondamentali, grandi come il cielo e complicate come i voli degli uccelli, bellissime, intriganti, ma che vigliacco se ci trovo una risposta. Tipo: due rondini, da quando esistono le rondini, tra di loro, si son mica mai inzuccate?"
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Siccome m’hanno insegnato che chi si loda s’imbroda, avendo quest’anno fatto io parte di entrambi gli Schegge, ho sempre evitato di parlarne.
Finora.
E siccome i post celebrativi ma che bravi e che belli tendenzialmente non mi piacciono, ho sempre evitato di farne.
Finora.
Ieri, però, al Salone del Libro, alla presentazione di Barabba Edizioni, c’erano delle persone di cui credo sia bene parlare. Sono persone che non fanno finta di essere tuo amico d’infanzia solo perché ci si segue su qualche social network. Sono persone che nonostante siano arrivate dove molti non riescono nemmeno ad avvicinarsi non fanno le star che guardano tutti dall’alto in basso. E sono persone a cui l’emozione fa ancora tremare la voce e le mani, anche se ormai dovrebbero essere abituate a leggere in pubblico.
Sono persone, per farla breve, che un po’ di speranza nel futuro a me la fanno tornare, e ci tenevo a dirlo (poi chi visse sperando sappiamo com’è morto, ma è un’altra storia).(Nella foto ci sono solo il Many e Carlo: mancano Osvaldo, che la foto la stava facendo, e Ilke Bab che non so dove se ne era andata, ma sto parlando anche di loro due).
(via E niente: li intervistano. - Barabba Edizioni - FriendFeed)
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"A cosa serve, l’anima, se c’è, se non s’incazza?"
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E mi vien da dire, e stranamente non m’imbarazza dirlo, che continueremo a fare, nel nostro piccolo, a modo nostro, la nostra parte. Partigiani.
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(Marco Manicardi “Many”, 25 aprile 2011, Introduzione a Schegge di Liberazione, Barabba Edizioni, 2011) -
"Le persone felici godono della malinconia."
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E tanto ho fatto le cose come si dovevano fare che quella sera di marzo del duemilacinque mi trovavo proprio lì con lei, ché se c’era una cosa che non avevo sbagliato nella vita precedente era stato proprio arrivare da lei, e quindi in questa nuova vita avevo fatto di tutto per conoscerla al momento giusto, corteggiarla con tutti i sotterfugi del caso, come una partita a scacchi calcolatissima, finché la sera giusta ero proprio lì con lei a guardare La dolce vita e, visto che nell’altra vita, quella prima, mi ha sempre rimproverato amorevolmente di aver fatto tutto lei, il primo passo lei, il primo bacio lei, eccetera, mi son detto Adesso la faccio contenta. E le ho dato un bacio sul collo. Lei si è girata, mi ha guardato e mi ha detto Che cazzo fai?
È lì che mi sono svegliato.
Ogni tanto basta poi poco per capire che uno si deve andar bene così com’è.
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